un tocco di naso

Capire i cani è bello. Ma non è necessario.

Resta in Contatto

Scrivimi ed io ti mando un invito per il mio canale whatsapp, troverai aggiornamenti e notifiche per nuovi articoli.

C’è una differenza sottile ma importante tra ciò che arricchisce una relazione e ciò che la rende possibile. Confonderli è un errore comune, e non è innocuo: trasforma i doni in obblighi, e i privilegi in prerequisiti.

C'è una differenza sottile ma importante tra ciò che arricchisce una relazione e ciò che la rende possibile. Confonderli è un errore comune, e non è innocuo: trasforma i doni in obblighi, e i privilegi in prerequisiti.

Era febbraio, una di quelle mattine in cui la spiaggia appartiene a chi sa aspettarsi poco dal cielo. Una pioggerella leggera, un vento pizzicante, luce piatta. Nessuno in giro, o quasi. 

Quattro o cinque cani si muovevano liberi in direzioni diverse: uno verso i pali vicino all’acqua, due in coppia più lontano, un altro già oltre la curva della riva. Ognuno per sé, ognuno dentro la propria traiettoria olfattiva, visiva, corporea. Quelle sono le giornate in cui il mare è davvero loro, non per concessione, ma per assenza di tutto ciò che normalmente li comprime.

A un certo punto ho cambiato direzione. Nessun richiamo urgente, nessuna accelerazione: solo un cambio di rotta leggibile nel corpo, nel passo, nell’orientamento. Quasi tutti si sono ridisposti senza esitazione, chi raggiungendomi, chi anticipandomi di qualche metro. Quasi tutti, tranne una: una labrador femmina, quattro anni, mantello scuro, ancora ferma vicino ai pali con il naso a terra. L’ho chiamata. Niente. L’ho chiamata più forte. 

A quel punto ha alzato la testa, ha valutato, ha abbassato di nuovo il muso, ha annusato ancora qualche secondo, come a concludere un pensiero e poi ha cominciato a muoversi verso di me, con calma, senza fretta.

Ho ripreso a camminare. Gli altri cani si erano già ridistribuiti intorno, ognuno di nuovo nelle proprie faccende. 

Lei è arrivata dopo, passandomi accanto, e nel passare ha toccato il dorso della mia mano con il naso, un contatto brevissimo, umido, senza denti e ha continuato oltre, unendosi agli altri come se niente fosse accaduto.

Per me invece qualcosa era accaduto.

Quel gesto, ne sono ragionevolmente convinto, non era una richiesta. Non c’era contatto visivo, non c’era l’esitazione posturale tipica di chi cerca attenzione o vuole aprire uno scambio. 

Era qualcosa di più simile a un avviso: sono qui, mi sono riallineata, procedo. 

Una comunicazione intransitiva, quasi, rivolta a me ma non in attesa di risposta. 

E questo mi ha fatto piacere, non solo come informazione comportamentale, ma come esperienza. C’è una soddisfazione particolare nel sentirsi capiti da qualcuno che parla un’altra lingua, e nel riuscire a capirlo a propria volta. È la stessa sensazione che ricordo da quando, dopo mesi in Francia, ho cominciato a seguire il telegiornale senza sforzo: non solo comprensione, ma appartenenza. La percezione di essere entrato, anche solo parzialmente, in un universo di senso condiviso.

Eppure, ed è qui che voglio arrivare, niente di tutto questo è necessario.

Non è necessario saper leggere un tocco di naso per vivere bene con un cane. Non è necessario conoscere i sistemi emotivi primari di Panksepp, né aver letto Horowitz sulla percezione olfattiva, né distinguere un comportamento di greeting da un segnale di riallineamento. 

Il mondo è pieno di persone che non hanno mai sentito la parola etologia e che costruiscono con i propri cani, con gatti, cavalli, capre, tartarughe, legami profondi, stabili, genuinamente appaganti per entrambe le parti. 

Questo non è romanticismo: è osservazione

La competenza tecnica non è la condizione della relazione; al più, ne è un possibile arricchimento.

Quello che invece sembra necessario è qualcosa di più elementare e più difficile allo stesso tempo: la disponibilità a riconoscere che l’altro ha bisogni propri, e che quei bisogni non scompaiono perché non li vediamo o non li conosciamo.

Quando le relazioni tra umani e cani si incrinano, quasi sempre c’è sotto un accumulo di frustrazioni non risolte, di necessità sistematicamente eluse, di compromessi mai trovati. Non serve saper leggere ogni segnale per evitarlo: serve la disposizione a cercare quel compromesso, a non trattare l’altro come un oggetto da gestire ma come un soggetto con cui negoziare l’abitare comune.

Conosco molte famiglie in cui questo equilibrio esiste senza che nessuno abbia mai studiato comportamento animale. Funziona perché i bisogni fondamentali, movimento, contatto, prevedibilità, libertà sufficiente, vengono in qualche modo soddisfatti, anche per approssimazione, anche senza nominarli. E conosco situazioni in cui la conoscenza tecnica era abbondante ma la relazione era comunque povera, perché la competenza era usata per controllare anziché per comprendere.

Lo studio del comportamento, per me, ha ampliato qualcosa che già esisteva: una certa attenzione alla vita nelle sue forme diverse, una curiosità verso ciò che si muove e comunica in modi che non sono i miei. 

Mi ha permesso di stare meglio dentro un universo relazionale che include alberi, uccelli, rettili, cani, e che si estende fino alle scelte quotidiane su cosa mangio, cosa indosso, come mi muovo. 

Ma non è stata la causa di quel benessere: ne è stata, semmai, una forma di approfondimento.

Se qualcosa di quello che hai letto ti ha toccato, fermato, fatto pensare — scrivi. I commenti sono il posto dove il testo continua.

Se questo articolo ti ha detto qualcosa, passalo a chi pensi possa averne bisogno. A volte le parole giuste arrivano attraverso qualcun altro.

Glossario Meditativo

Alcune parole per sostare, non per correre oltre.

riallineamento

Non è obbedienza e non è sottomissione. È il gesto con cui un individuo, dopo aver seguito una propria traiettoria, decide di riconnettersi al gruppo.

comunicazione intransitiva

Una comunicazione che non aspetta risposta, che non apre uno scambio ma chiude uno stato. Non è silenzio, ma non è nemmeno dialogo: è qualcosa di intermedio, un segnale che aggiorna senza chiedere.

compromesso

Nelle relazioni interspecifiche, non è una rinuncia reciproca ma una configurazione che permette a ciascuno di soddisfare abbastanza dei propri bisogni da non accumulare frustrazione.

appartenenza

Sentirsi parte di un universo di senso condiviso, anche parzialmente, anche senza padronanza completa. Non richiede competenza piena: richiede riconoscimento reciproco.

riconoscere

Non è una competenza tecnica né una conoscenza acquisita: è una postura. Significa accettare che l’altro abbia bisogni propri, indipendentemente dal fatto che siamo in grado di nominarli.

Suggerimenti alla lettura

Eduardo Kohn - Come pensano le foreste. Per un'antropologia oltre l'umano, Nottetempo, 2021

Kohn è un antropologo canadese che ha trascorso anni tra i Runa dell'Alta Amazzonia ecuadoriana, osservando come quella comunità vive immersa in una rete continua di relazioni con altri esseri — animali, piante, predatori. Il libro, tradotto in italiano da Nottetempo nel 2021 con prefazione di Emanuele Coccia, parte da una domanda apparentemente semplice: se comunicare significa essere capaci di ospitare il punto di vista soggettivo dell'altro, cosa cambia quando quell'altro non è umano? Kohn sostiene che la vita stessa è una forma di pensiero semiotico — di interpretazione di segni — e che gli esseri umani non sono i soli a farlo. Portare questo libro accanto all'articolo non significa cercare una risposta all'etologia canina, ma spostare la domanda: prima ancora di chiedersi se capire un cane sia necessario, vale la pena chiedersi cosa significa, in fondo, capire qualcuno.

AUTORE

federico

Chi sono

Con più di dieci anni di esperienza so da tempo che molti pensano e affermano di lavorare con approccio cognitivo relazionale, purtroppo non è così. Molto spesso si tratta solo di una affermazione vuota che non è supportata dai fatti. Lavorare proponendosi di restare coerenti con questo approccio significa per prima cosa non avere protocolli, riconoscere la assoluta individualità di ogni caso, cane e famiglia. In secondo caso non cedere alle lusinghe e facilitazioni della obbedienza, che molti mascherano come apprendimento per il cane, ma che in definitiva è la cancellazione della sua personalità, della sua volontà. Certo il tutto fatto con gentilezza e generosa offerta di cibo, ma resta pur sempre un comportamento impositivo di un individuo su di un altro. Infine ma non ultimo il Tempo, tempo per capire e cambiare. Anche per il cane è necessario che si riesca a trovare del tempo perché capisca le nostre intenzioni, tempo per organizzare nuove risposte e soluzioni. Tempo perché possa emergere dal profondo della coscienza una nuova via, un diverso modo di relazionarsi con noi e con l’ambiente.

share

0 0 voti
Article Rating
Iscriviti
Notificami
0 Comments
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x