Certe situazioni

"Il 'punto di pressione cambia a seconda del giorno, del gregge e del tempo."

McConnell

Resta in Contatto

Scrivimi ed io ti mando un invito per il mio canale whatsapp, troverai aggiornamenti e notifiche per nuovi articoli.

Esiste una distanza silenziosa tra ciò che osserviamo e ciò che accade. Interpretiamo gesti come conferme, cerchiamo negli sguardi dei cani la verifica delle nostre intenzioni. Ma il linguaggio canino non è mai rivolto a noi come destinatari ultimi: attraversa la relazione per raggiungere altri obiettivi, altre necessità, altri corpi. Imparare a distinguere il messaggio dal suo vettore è un esercizio di umiltà percettiva.

C'è una domanda che ritorna, sempre uguale nella forma e sempre diversa nel contenuto: come mi dovrei comportare quando? E dietro quella domanda c'è quasi sempre una certezza implicita, che esista una risposta, che qualcuno la conosca, che basti dirla nel modo giusto. Questa certezza è comprensibile. Ma non è sempre onesta.

Ognuno di noi porta con sé una certa immagine di sé stesso. Non è necessariamente una bugia, ma è quasi sempre una semplificazione.

Nella nostra rappresentazione interiore siamo più coraggiosi di quanto non risultiamo sotto pressione, più leali di quanto non siamo in situazioni ambigue, più capaci di agire di quanto non accada quando l’azione costerebbe davvero qualcosa. Diversi esperimenti sociali, condotti in contesti universitari e accademici, hanno simulato situazioni di violenza, nei confronti di donne, bambini, anziani, per osservare come reagiscono le persone presenti. Il risultato, nella maggior parte dei casi, è che non reagiscono. Non perché siano cattive persone, non perché non riconoscano l’ingiustizia, ma perché la presenza di altri, la rapidità degli eventi, la difficoltà di calcolare rischi e conseguenze in tempo reale, trasforma la risposta attesa in qualcosa di molto più incerto. 

La narrazione che abbiamo di noi stessi e il comportamento che esprimiamo in certe situazioni non sempre coincidono. E questo vale tanto per gli esseri umani quanto per i cani.

Chi lavora con i cani da abbastanza tempo arriva prima o poi a una consapevolezza che può sembrare una resa ma è in realtà una forma di rigore: la risposta giusta a molte domande sul comportamento è dipende. Non perché non si sappia abbastanza, ma perché si sa abbastanza da capire che le variabili in gioco sono troppe per essere ignorate. All’inizio di questo lavoro quella parola sembrava un’evasione. Con il tempo diventa l’unica risposta che non tradisce la complessità di ciò che si osserva.

Proviamo a fare un esempio concreto, perché è nel concreto che le cose si vedono meglio. 

Due cani che vivono insieme, si cercano in passeggiata, si affiancano, a volte giocano. In casa convivono senza particolari tensioni. Poi, in un pomeriggio qualunque, sul divano con la loro persona seduta in mezzo, o vicino alla ciotola, o per una pallina in giardino, succede qualcosa. Si prendono, si fanno male. E chi osserva dall’esterno, o anche chi era presente, fatica a capire perché proprio lì, proprio in quel momento. La risposta, ancora una volta, è che non esiste un perché unico. Esiste una costellazione di fattori che, in quel momento e in quella combinazione, ha prodotto quell’esito. A che distanza era la persona? Chi aveva raggiunto la palla per primo? Chi gioca di più con la palla in generale, e chi tende a cederla? Quanta fame avevano? Da quanto tempo erano svegli? Cosa era successo nell’ora precedente?

Quando si pone una domanda di quel tipo, il lavoro vero inizia con altre domande, non con delle risposte. E la maggior parte delle volte, nella mia esperienza, molte di quelle domande non ottengono risposta. Non perché le persone non vogliano rispondere, ma perché molti particolari passano inosservati. Appaiono insignificanti. E invece è proprio lì, in quelle piccole cose che sembrano non contare, che spesso si annida il senso di ciò che accade.

"Non mi ero mai resa conto di quanto fossero importanti i particolari delle mie azioni... di come certi cambiamenti impercettibili, per esempio nello spostamento del peso del corpo, possano avere conseguenze enormi sul comportamento dell'animale."

Il comportamento, di qualunque essere vivente, non è il risultato di un’equazione semplice. Sarebbe comodo pensarlo: più benefici che costi, il comportamento accade; più costi che benefici, il comportamento scompare. C’è del vero, in questo schema, ma è una verità parziale. Perché i benefici e i costi non sono valori assoluti, non sono oggettivi, non sono misurabili una volta per tutte. Sono percepiti, sono situati. Cambiano a seconda di dove ci troviamo, se c’è luce o buio, caldo o freddo, se lo spazio è aperto o chiuso. Cambiano a seconda di come sta il cane in quel momento, se ha fame, sete, stanco, se è in uno stato di attivazione già elevata per qualcosa che è successo venti minuti prima. Cambiano in base a chi c’è intorno, quanti sono, quanto sono grandi, se si muovono veloci o lenti, se sono conosciuti o sconosciuti. E cambiano in base alla storia recente, e alla storia remota:  da dove viene il cane in senso biografico, e da dove viene nell’ultima mezz’ora.

 

Tutto questo non significa che il comportamento sia imprevedibile e che non valga la pena cercare di comprenderlo. Significa che la comprensione richiede tempo, attenzione alle cose piccole e una certa disponibilità a non sapere subito. 

Chi conosce bene i cani non risponde in fretta. Fa domande. Osserva. Aspetta di avere abbastanza elementi. 

E anche allora, spesso, lascia aperta la possibilità di sbagliarsi.

Ho visto cani che, secondo ogni descrizione, non avrebbero dovuto lasciarmi entrare in casa. E invece mi hanno fatto passare, tranquilli. Ho visto cani che sembravano andare benissimo con altri maschi, e che in una particolare combinazione di fattori hanno reagito in modo del tutto inatteso. Non perché le regole non esistano, ma perché le regole si applicano al momento presente, e tutto cambia rapidamente.

Leone, e uso questo nome come esempio di un cane con caratteristiche particolari, non come caso specifico, non ha un problema con i maschi in assoluto. Ha un problema con certi maschi, con certe caratteristiche, con certi comportamenti attivi. Cambia anche solo una virgola e il risultato può essere completamente diverso.

È per questo che la domanda 

come mi devo comportare con il mio cane se?

è difficile da rispondere in modo onesto senza conoscere il cane, il contesto, la storia recente, l’ ambiente, lo stato interno dell’animale in quel momento. Non è una scusa per non rispondere. È il riconoscimento che una risposta troppo rapida è spesso una risposta sbagliata, o magari fuorviante. Dare indicazioni generali su un cane che si conosce abbastanza bene, su un tema circoscritto, è possibile. Rispondere allo specifico, quello che è successo ieri sera, quello che potrebbe succedere domani mattina, richiede presenza.

E anche quando si è lì, può capitare di non vedere tutto. Di essere distratti un momento. Di non aver visto da dove è partita davvero la sequenza. Il comportamento ha un inizio che spesso precede il gesto visibile, e quell’inizio è piccolo, rapido, facile da perdere. Questo non è un fallimento: è la natura delle cose. 

La complessità non si risolve con più attenzione o più esperienza, si abita. Si impara a starci dentro senza pretendere di controllarla tutta.

Dipende, quindi. 

Non come risposta pigra, ma come risposta rispettosa. Rispettosa della complessità del comportamento, della singolarità di ogni animale e di ogni situazione.

"L'etologia si fonda su osservazioni solide e attente [...] partendo, tuttavia, da una pratica elementare che chiunque può imparare: osservare, cioè, un animale e annotare ogni sua azione."

Glossario Meditativo

variabile

Non è un dettaglio accessorio, ma uno degli elementi che compongono il contesto in cui un comportamento accade. 

dipende

Non è una risposta evasiva. È il riconoscimento che il comportamento è sempre situato, mai astratto. 

fitness del comportamento

Il comportamento tende a manifestarsi quando i benefici percepiti superano i costi percepiti. «Percepiti» è la parola chiave.

contesto

Parte integrante del comportamento stesso. Cambiare anche solo un elemento del contesto può cambiare radicalmente ciò che un animale, o una persona, farà in quella situazione.

storia recente

Ciò che è successo nei minuti e nelle ore precedenti un comportamento conta quanto, e a volte più, della storia biografica.

Suggerimenti alla lettura

Patricia B. McConnell -
All'altro capo del guinzaglio

Etologa e formatrice, McConnell sposta l'attenzione da ciò che fa il cane a ciò che fa l'umano, esplorando quanto i nostri segnali inconsapevoli, postura, voce, ritmo, influenzino il comportamento animale. Un testo che invita a riconoscere le variabili che produciamo senza saperlo, e che il cane legge con una precisione che spesso ci sorprende.

AUTORE

federico

Chi sono

Con più di dieci anni di esperienza so da tempo che molti pensano e affermano di lavorare con approccio cognitivo relazionale, purtroppo non è così. Molto spesso si tratta solo di una affermazione vuota che non è supportata dai fatti. Lavorare proponendosi di restare coerenti con questo approccio significa per prima cosa non avere protocolli, riconoscere la assoluta individualità di ogni caso, cane e famiglia. In secondo caso non cedere alle lusinghe e facilitazioni della obbedienza, che molti mascherano come apprendimento per il cane, ma che in definitiva è la cancellazione della sua personalità, della sua volontà. Certo il tutto fatto con gentilezza e generosa offerta di cibo, ma resta pur sempre un comportamento impositivo di un individuo su di un altro. Infine ma non ultimo il Tempo, tempo per capire e cambiare. Anche per il cane è necessario che si riesca a trovare del tempo perché capisca le nostre intenzioni, tempo per organizzare nuove risposte e soluzioni. Tempo perché possa emergere dal profondo della coscienza una nuova via, un diverso modo di relazionarsi con noi e con l’ambiente.

share

0
Esprimete la vostra opinione commentando.x