L' Amore non Basta

Necessario, ma non sufficiente

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C’è una parola che torna sempre, nelle conversazioni sugli animali con cui viviamo: amore. La pronunciamo con sicurezza, come se bastasse a spiegare tutto, a giustificare tutto, a risolvere tutto. 

C'è una parola che torna sempre, nelle conversazioni sugli animali con cui viviamo: amore. La pronunciamo con sicurezza, come se bastasse a spiegare tutto, a giustificare tutto, a risolvere tutto.

 

Partiamo da un punto che mi sembra irrinunciabile: amare i propri cani, i propri gatti, tutti coloro che chiamo i ragazzi e le ragazze che vivono con noi, è necessario. Non soltanto bello, non soltanto piacevole necessario. 

Senza manca qualcosa di essenziale alla convivenza. L’amore permette di pensare a loro, di preoccuparsi del loro benessere fisico, psicologico, fisiologico; permette di chiedersi se stiano bene, se potremmo fare qualcosa di più o di diverso. È una forza che orienta l’attenzione, che mantiene viva la relazione anche nei momenti difficili. Eppure l’amore non basta. E non lo dico per sminuire chi ama profondamente il proprio cane, lo dico perché è esattamente nella distanza tra l’amore che si prova e il benessere che si riesce a produrre che si gioca la qualità di una relazione. L’amore è necessario, ma non è sufficiente. 

Pensiamo a un cane giovane, un setter inglese, uno springer spaniel, razze costruite geneticamente per muoversi, annusare, esplorare, per ore, in spazi aperti, attraverso il corpo. Se questo cane vive con qualcuno che lo ama profondamente ma che non può, non vuole o semplicemente non riesce a offrirgli quella dimensione motoria ed olfattiva di cui ha bisogno, si crea un problema. Non perché manchino le cure, non perché manchi il cibo o un posto sicuro dove dormire, non perché manchino le coccole o la compagnia di altri cani. Manca qualcosa di specifico, qualcosa che l’amore da solo non è in grado di sostituire: la possibilità di esprimersi secondo la propria natura, secondo quelle linee genetiche e comportamentali che definiscono non solo come quel cane si muove nel mondo, ma come lo percepisce e lo abita.

"Quando il volto della madre non restituisce una risposta capace di riconoscere la vita, quando la vita non si sente desiderata dal desiderio dell'Altro, non si sente voluta ma si vive come straniera, appassisce, si sente gettata via, rifiutata."

C’è un esempio che mi è rimasto in mente, e che torna utile qui. Una donna con un cucciolo di sei mesi, un cane che fa fatica a essere toccato, che si nasconde, che morde quando lo si avvicina troppo, che non vuole il guinzaglio, che si irrigidisce durante la toelettatura, che sembra rifiutare quasi ogni forma di contatto. Lei non capisce. Lo ama tantissimo,  e lo dice con una convinzione che non ho motivo di mettere in dubbio. Eppure qualcosa non funziona, e la risposta che cerca non si trova dentro quella parola. Lo ama e lo tocca continuamente, ma quel cane non gradisce essere toccato in quel modo, con quella frequenza, in quei momenti. Lo ama e lo vuole sempre con sé, ma quel cane non sta bene in tutti i contesti in cui lei lo porta. Lo ama e lo espone agli altri cani, ma quel cane non trova conforto nella socialità imposta. L’amore, in questo caso, si interpone tra lei e la possibilità di vedere davvero quel cane: di riconoscerne l’individualità, i bisogni, le soglie di tolleranza, il modo in cui comunica disagio.

Questo non vuol dire che lei debba smettere di amarlo. Vuol dire che quell’amore deve imparare a farsi da parte il tempo necessario per  diventare meno centrato su di sé, su ciò che lei sente, su ciò che lei ha bisogno di dare e più orientato verso l’altro, verso quello che quell’altro riesce effettivamente a ricevere. Il cane non le sta dicendo che non le vuole bene. Le sta dicendo che non riesce a stare dentro quello stile di relazione non gli appartiene, non lo regola, non lo mette a suo agio.

Sarebbe sbagliato, però, concludere che l’amore sia sempre un limite o sempre insufficiente. Esistono binomi in cui l’amore funziona davvero come carburante — in cui la cura, il rispetto reciproco, la disponibilità a stare nell’incertezza insieme producono relazioni robuste, capaci di attraversare le difficoltà. Succede quando è abbastanza flessibile da adattarsi, abbastanza umile da imparare, abbastanza attento da distinguere tra ciò che fa bene a me e ciò che fa bene a te. In questi casi, l’amore è una forza viva che alimenta la crescita della relazione, non una risposta preconfezionata a domande che non si è ancora imparato a fare.

La questione, allora, non è quanto si ama. È come si ama, e soprattutto per chi.

"Ciò che conosciamo delle piante è molto poco e, spesso, questo poco è sbagliato. Siamo convinti che le piante non siano in grado di percepire l'ambiente che le circonda mentre la realtà è che, al contrario, sono più sensibili degli animali."

Glossario Meditativo

Amore

Diventa efficace quando smette di essere una proiezione di ciò che vogliamo dare e comincia a chiedersi cosa l’altro sia in grado di ricevere.

Individualità

L’individualità è la specificità irriducibile di quell’essere, in quel corpo, con quella storia, in quel contesto. Ignorarla in nome dell’amore è una forma sottile di cecità relazionale.

Stile di relazione

Il modo in cui due individui si muovono l’uno verso l’altro nel tempo: la distanza che mantengono, il ritmo degli scambi, le forme di contatto che tollerano o cercano.

Soglia

Il punto oltre il quale un’emozione, una stimolazione o una richiesta smette di essere gestibile. Ogni individuo ha le proprie soglie, variabili nel tempo e nel contesto. 

Suggerimenti alla lettura

Stefano Mancuso L'incredibile viaggio delle piante (Laterza, 2018

Apparentemente lontano dal tema, questo libro allena una competenza fondamentale: riconoscere la soggettività e le strategie adattive in esseri che non parlano, non si muovono come noi, non esprimono bisogni in forme a noi immediatamente leggibili. Una palestra dello sguardo.

Massimo Recalcati Le mani della madre (Feltrinelli, 2015)

Riflessione sul desiderio, la cura e la differenza tra amare qualcuno e possederlo. Scritto per la relazione umana, ma capace di illuminare per analogia qualsiasi relazione in cui una parte più forte rischia di confondere la propria necessità di dare con il bisogno reale dell'altro.

AUTORE

federico

Chi sono

Con più di dieci anni di esperienza so da tempo che molti pensano e affermano di lavorare con approccio cognitivo relazionale, purtroppo non è così. Molto spesso si tratta solo di una affermazione vuota che non è supportata dai fatti. Lavorare proponendosi di restare coerenti con questo approccio significa per prima cosa non avere protocolli, riconoscere la assoluta individualità di ogni caso, cane e famiglia. In secondo caso non cedere alle lusinghe e facilitazioni della obbedienza, che molti mascherano come apprendimento per il cane, ma che in definitiva è la cancellazione della sua personalità, della sua volontà. Certo il tutto fatto con gentilezza e generosa offerta di cibo, ma resta pur sempre un comportamento impositivo di un individuo su di un altro. Infine ma non ultimo il Tempo, tempo per capire e cambiare. Anche per il cane è necessario che si riesca a trovare del tempo perché capisca le nostre intenzioni, tempo per organizzare nuove risposte e soluzioni. Tempo perché possa emergere dal profondo della coscienza una nuova via, un diverso modo di relazionarsi con noi e con l’ambiente.

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