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categoria Educazione e metodo

Certe situazioni

C’è una domanda che ritorna, sempre uguale nella forma e sempre diversa nel contenuto: come mi dovrei comportare quando? E dietro quella domanda c’è quasi sempre una certezza implicita — che esista una risposta, che qualcuno la conosca, che basti dirla nel modo giusto. Questa certezza è comprensibile. Ma non è sempre onesta.

Fin qui e non oltre

C’è un gesto che torna, in certi momenti della vita, con la forza silenziosa di una scelta necessaria. Non è un rifiuto, non è una resa. È la traccia di un confine che si decide di onorare — per sé, per l’altro, per la relazione stessa. Questo testo parla di quel gesto. E di quanto sia difficile, e quanto sia importante, riconoscerlo per quello che è.

categoria relazione e convivenza

L’arte di farsi i fatti propri

In quasi sedici anni di lavoro con i cani, ho incontrato raramente un cane capace di farsi davvero i fatti propri. È una capacità che, più passa il tempo, più mi sembra preziosa: non una mancanza di interesse, non indifferenza, ma una forma di intelligenza relazionale sottile e silenziosa.

L’ amore non basta

C’è una parola che torna sempre, nelle conversazioni sugli animali con cui viviamo: amore. La pronunciamo con sicurezza, come se bastasse a spiegare tutto, a giustificare tutto, a risolvere tutto. Questo testo vuole sostare su quella parola, non per sminuirla, ma per guardarla più da vicino — e vedere cosa le manca, quando non basta.

Quello che i cani dicono

Esiste una distanza silenziosa tra ciò che osserviamo e ciò che accade. Interpretiamo gesti come conferme, cerchiamo negli sguardi dei cani la verifica delle nostre intenzioni. Ma il linguaggio canino non è mai rivolto a noi come destinatari ultimi: attraversa la relazione per raggiungere altri obiettivi, altre necessità, altri corpi. Imparare a distinguere il messaggio dal suo vettore è un esercizio di umiltà percettiva.

categoria narrazione e sguardo

Il tempo che non abbiamo

C’è una distanza che separa il sentire dall’agire, e quella distanza si chiama tempo. Non il tempo dell’orologio, non quello degli appuntamenti incalzanti, ma il tempo biologico in cui un’emozione nasce, si dispone nel corpo, e lascia la possibilità di una risposta che non sia soltanto reazione. Questo articolo nasce dall’osservazione di due pratiche apparentemente lontane: la mindfulness negli esseri umani e l’educazione emotiva nei cani. Entrambe ci portano allo stesso nodo.

categoria etologia e cultura animale